venerdì, Giugno 21, 2024
Economia

Il denaro, la tecnologia e le crisi finanziarie: cosa li lega?

di Armando Gherardi

Il denaro. Lo usiamo continuamente. Lo teniamo in tasca. La maggior parte di noi trascorre più di un terzo della nostra intera vita cercando di guadagnarne abbastanza…. Ma cos’è il denaro?

Cosa rispondereste alla domanda? Questa domanda l’ho posta più volte ad individui diversi ed ho spesso avuto la medesima risposta: si sono messi le mani in tasca ed hanno tirato fuori una banconota! Se questa è anche la vostra risposta, direi che è corretta al 10%.

Ma procediamo con ordine. E mai come in questo caso, l’ordine cronologico ci aiuterà.

 

La lunga storia del denaro: i tempi d’oro

 

Il denaro non è sempre stato quello che è ora. Il denaro è fondamentalmente un’unità contabile (cioè misura di valore o prezzo), una riserva di valore (ad es. risparmio) e un mezzo di scambio, tutto in uno.

Nella Preistoria, oggetti ritenuti di valore (conchiglie, pietre, ecc.) venivano usate come mezzo di scambio, in sostituzione del baratto. Il mezzo ebbe subito successo grazie al valore attribuito. Ad un certo punto, si cominciò a coniare monete metalliche, sostituendo l’oggetto di valore con un altro, sempre ritenuto di valore, dove però il valore era concentrato sul materiale – di solito oro o argento.

Sin dall’Antichità attraverso il Medioevo fino ai tempi moderni, il denaro è sempre stato associato al valore di un metallo prezioso. Dal primo Gold Standard (introdotto nel 1717 da Isaac Newton) fino all’inizio del XX secolo, ogni valuta è stata realizzata o convertibile in una quantità predeterminata di metallo prezioso. A proposito, la zigrinatura delle monete, le immagini in rilievo e le iscrizioni sui bordi non sono una caratteristica estetica: furono ideate intorno alla metà del XVI secolo per contrastare l’attività di alcuni ladri che volevano limare le monete (soprattutto i bordi) per rubare piccole quantità di metallo prezioso! Così però la singola moneta perdeva peso e quindi valore….

Affidarsi al valore intrinseco del materiale di cui erano costituite le monete era di fatto una garanzia di stabilità per il sistema monetario, perché, applicando la legge della domanda e dell’offerta, ci sarebbe stato un equilibrio tra il valore del materiale e la quantità di monete. L’introduzione delle banconote (come ricevute cartacee per l’oro depositato) evitava solo la circolazione del metallo prezioso, ma le proprietà fondamentali dei sistemi monetari erano mantenute perché l’oro era la riserva per l’intera quantità di denaro che circolava. Ancora più importante: la quantità di oro che le banche centrali (anche se allora non si chiamavano ancora così) tenevano nei caveau definiva l’ammontare di credito che poteva circolare sotto forma di banconote.

La prima nazione ad adottare il Gold Standard dopo la Gran Bretagna fu la Germania. Dopo la guerra franco-prussiana, Bismarck riuscì a ottenere una quantità esorbitante di oro dalla Francia sconfitta, dalla quale creò il marco-oro, e fondò così la Reichsbank come banca centrale e unica emittente. Tra il 1871 e il 1900, gli Stati Uniti e la maggior parte dei paesi europei adottarono lo stesso approccio.

Dato che ogni valuta aveva un fattore di conversione fisso con l’oro, ciò significava in realtà tassi di cambio fissi tra le valute. Tuttavia, la crescita dell’economia non poteva essere supportata da alcun tipo di Gold Standard a causa della scarsità di oro. Durante la prima guerra mondiale, sono stati fatti alcuni tentativi di abbandonare l’approccio, al fine di finanziare la guerra stessa, e questo finì per essere incoraggiato dall’isolazionismo che seguì la crisi del 1929.

 

La lunga storia del denaro: i tempi del dollaro

 

Gli accordi di Bretton-Woods del 1944 ripresero fondamentalmente il legame tra denaro e oro, introducendo il dollaro (completamente convertibile in oro dalla Federal Reserve al valore fisso di 35 dollari per oncia) come valuta di base mondiale. Pertanto, tutte le valute con tasso di cambio fisso con il dollaro USA sarebbero di fatto convertibili in oro.

Ma, poiché il dollaro USA era la valuta di base mondiale, i dollari USA continuavano a essere stampati, trascurando il principio fondamentale della convertibilità….

L’anno 1971 rappresenta un punto di svolta. Il 15 agosto, il presidente Richard Nixon, minacciato dagli alleati di convertire tutte le loro riserve in dollari in oro, rompe il legame tra dollaro e oro: non c’era abbastanza oro per convertire tutto il denaro.

 

La lunga storia del denaro: i tempi del Fiat Money

 

In quel momento, il denaro è diventato quello che è ora: detiene da solo – non per il materiale di cui è fatto – la proprietà di riserva di valore. È stata coniata la locuzione Fiat Money, per caratterizzare questo nuovo corso.

Ma, con il collegamento d’oro rotto, cosa darà valore al denaro?

Domanda trabocchetto, perché i governi daranno valore legale al denaro, semplicemente attribuendo il valore di 20€ a un pezzo di carta stampandolo su di esso. Ma, senza la possibilità di fare riferimento all’oro e con il sistema di cambio fisso smantellato, i mercati determineranno il suo valore effettivo, ovvero quali beni possono essere acquistati con una determinata quantità di valuta o, in alternativa, dal prezzo di un determinato paniere di beni: come ha detto John Maynard Keynes: Il denaro conta solo per ciò che può comprare.

In altre parole, l’inflazione misura la velocità alla quale una particolare valuta si deprezza. Quindi, più in generale, essendo legato ai beni che può acquistare, il valore di una determinata valuta diventa dipendente da tutti gli altri parametri macroeconomici.

L’aspetto fondamentale è che ogni individuo della comunità accetta il denaro come mezzo di scambio confidando nella possibilità di acquistare o vendere beni attraverso di esso: questa è la fonte fondamentale del suo valore. Una delle prove di ciò può essere osservata nei paesi in cui la valuta locale non gode della piena fiducia delle comunità nonostante sia legalmente valida (es. Europa orientale): ci sono scambi significativi in dollari USA o in euro, che danno più fiducia.

Stampare banconote o coniare moneta è un’attività industriale, gestita da governi o banche centrali. Ma, con il termine stampare moneta, di solito si intende introdurre nuova moneta nel mercato. Questo ovviamente include la stampa fisica delle banconote ma non si limita ad essa: come già detto, la stampa fisica costituisce solo un 10% (al massimo) del denaro circolante.

Dopo gli accordi di Bretton Woods nel 1944 e la decisione del presidente Nixon di non convertire i dollari statunitensi in oro nel 1971, l’emissione di moneta non è più collegata all’esistenza di una riserva aurea. In realtà, i governi o le banche centrali genereranno denaro dal nulla! Sono molto attenti nel farlo, però, perché può generare inflazione: come per ogni altro bene, per la legge della domanda e dell’offerta, la maggiore disponibilità ne diminuisce il valore. Quindi la generazione richiede solo una decisione (che possiamo definire politica) e nient’altro!

 

La lunga storia del denaro: i tempi del denaro elettronico

 

Questa lunga introduzione basata sulla storia ci serve per capire cos’è il denaro oggi.

Se è vero che ormai i governi o le banche centrali genereranno denaro dal nulla, è altrettanto vero che non sono i soli a farlo: qualsiasi banca crea denaro semplicemente prestandolo, ad esempio, con le carte di credito. Una carta di credito è in realtà una linea di credito, ovvero una forma di debito, ma fornisce lo stesso servizio offerto dal denaro. Con la dicitura denaro elettronico, si considerano oramai anche i bonifici ed i pagamenti attraverso servizi come PayPal.

 

La Riserva Frazionaria

 

La combinazione tra Fiat Money e denaro elettronico ha modificato, nel tempo, la definizione di denaro: nessun limite alla creazione di denaro e non serve stamparlo fisicamente! In sostanza, il denaro è debito ed il debito è denaro!

Questo può sembrare strano ed un esempio può aiutare. La pratica della Riserva Frazionaria consente ad una banca commerciale di prestare molto più denaro di quello che detiene nei suoi depositi. Se deposito 100€ sul mio conto bancario, la mia banca ne manterrà una parte come riserva frazionaria (nel caso volessi fare un prelievo), diciamo 10€. Presterà gli altri 90€ ad un altro cliente: chiamiamolo Mario, che firmerà un contratto di prestito con la banca. Quando Mario spenderà i 90€, il destinatario – chiamiamolo Paolo – vedrà il suo conto accreditato – supponiamo che sia la stessa banca – con 90€. A questo punto, il mio estratto conto mostrerà un saldo di 100€ e quello di Paolo mostrerà un saldo di 90€. Questo processo può continuare: sui 90€ che Paolo ha sul suo conto, 9€ saranno trattenuti dalla banca come riserva e 81€ saranno nuovamente prestati. Si può calcolare che, sui miei 100€ iniziali, la banca sarà in grado di generare altri 900€! La percentuale di riserva frazionaria (10% nell’esempio) determina quanto denaro può essere generato attraverso il meccanismo: se è molto basso (potrebbe essere zero!), la quantità di denaro generata può crescere indefinitamente!

Ad oggi, le banche commerciali e al dettaglio generano più denaro dei governi e delle banche centrali. Ad esempio, nel dicembre 2010 negli Stati Uniti, su 8853,4 miliardi di dollari in ampia offerta di moneta, solo 915,7 miliardi di dollari (circa il 10%) erano costituiti da monete fisiche e carta moneta.

Ora, c’è un punto importante da non perdere: nell’esempio sopra, solo i 100€ iniziali sono denaro “reale”, il resto è in qualche modo “virtuale” perché è stato generato dal debito. Ciò significa che almeno il 90% del denaro circolante è debito. Se ora immaginiamo le banche centrali che emettono miliardi, il più delle volte ciò significa accreditare conti di banche commerciali o altre istituzioni finanziarie: solo una scrittura elettronica!

Ecco provata la natura del denaro: 90% del denaro è una scrittura elettronica ed è un debito!

 

Le crisi finanziarie

 

Gli addetti del settore non dovrebbero essere troppo sorpresi dalle informazioni finora presentate.

Forse potrà sorprenderli di più una teoria sulle crisi finanziarie che è strettamente legata alla pratica della Riserva Frazionaria.

Secondo questa teoria, se la pratica della Riserva Frazionaria aumenta la disponibilità di denaro tramite il debito, la creazione di debito diventa una creazione di denaro ed il saldo di un debito corrisponde alla distruzione di denaro. Questo sarebbe forse sostenibile se non ci fossero interessi sul debito.Il prestito di denaro trascina con sé la restituzione con interessi. L’estinzione del debito richiede più denaro, appunto, di quello che è stato generato. Da dove viene quindi questo denaro aggiuntivo? Chi l’ha creato? La risposta può essere data solo da un punto di vista sistemico, complessivo: altro debito. È facile intuire che, se si usa altro debito per pagare gli interessi di un debito precedente, prima o poi, qualche debito non verrà ripagato.

La pratica della Riserva Frazionaria può essere vista all’origine (monetaria) dei fallimenti e, quando questi raggiungono percentuali al di sopra di una certa soglia, di crisi finanziarie. Non bisogna scordare che parecchi elementi non sono stati inclusi in quest’analisi, come cicli economici, politiche fiscali, ecc. Ciò nondimeno, il punto è valido e, finora, non è stato risolto.

 

Il futuro

 

Non è difficile prevedere che innovazioni tecnologiche come il blockchain (alla base delle cripto divise come bitcoin), la facilità di trasferire istantaneamente illimitate quantità di denaro e la pressione crescente di governi ed istituzioni internazionali verso la tracciabilità dei pagamenti ridurranno banconote e monete ad oggetti da museo. Già ora, la generazione di denaro avviene per decisione “politica”, senza nessuna relazione con riserve auree ed in modo elettronico per il 90% almeno.

Gli operatori economici hanno finora accettato tutto questo, fidandosi delle istituzioni e fra di loro: questa è la sorgente principale del valore attribuito al denaro.

La pratica della Riserva Frazionaria pare avere effetti collaterali indesiderati e non mitigati. Lasciata operare senza controlli, ha già avuto conseguenze: altre seguiranno….

 

 

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