venerdì, Giugno 21, 2024
Economia

Guerre sistemiche e interessi strategici del Sistema Paese

analisi del dott. Roberto Bevacqua

In un mondo che sta mutando sotto la spinta delle innovazioni tecnologiche EDT, la digitalizzazione che sta generando enormi set di dati e serie temporali, iperstrutture di supercalcolo e una interconnessione che tocca tutti i domini e ogni quadrante del pianeta, l’informazione diventa elemento strutturale di comunicazione e di disinformazione, ed entra a pieno titolo in quella guerra economica e cognitiva che da sempre impegna le nazioni e le grandi major industriali in una competizione globale costante.

La guerra economica, la guerra cognitiva sono strumenti di un conflitto che in tempo di pace esplicano la loro forza e determinano effetti di potenziamento di uno stato e delle sue imprese, mentre in tempo di guerra ne supportano l’azione e la forza devastante.

Oggi siamo interessati da una ricomposizione della globalizzazione in una sorta di integrazione internazionale per blocchi geopolitici, ciò sta determinando accorciamenti delle supply chain, rafforzando le componenti critiche della competizione in campo energetico e tecnologico per contenere lo sviluppo globale cinese, evitando deindustrializzazione dell’UE. Gli effetti dovuti alla competizione tra i due grandi attori geoeconomici mondiali, Usa e Cina, generano processi di decupling e di de-risking che regionalizzano la mondializzazione e scompongono accordi ed alleanze che diventano fluide.

Enormi flussi finanziari irrorano canali sempre più diversificati fertilizzando paesi emergenti, aumentano le spese militari e si espandono i bilanci della difesa, crescono le esigenze di sicurezza su ogni dominio e la competizione economica diventa globale sia in ambito civile che militare.

I.A., computer quantico, semiconduttori, fibre ottiche, ITC, tecnologie ipersoniche, sistemi AWS, tecnologie spaziali, genetica, human enhacement, bio e nano tecnologie sono il terreno di scontro di una competizione globale per la leadership futura di un mondo non più unipolare, ma caratterizzato da spinte nazionaliste e ricomposizioni multipolari in campo geoeconomico.

Acquisizioni di terre rare: ittrio, scandio, lantanoidi; materie prime critiche, materiali ferrosi e non metalli, litio, cobalto, nichel, grafite determinano strategie geopolitiche di penetrazione di potenza, necessari per sostenere le transizioni tecnologiche, digitale e green, in atto.

 Fenomeni di land grabbing, il controllo e la gestione dell’acqua, il controllo e la difesa delle SLOC, il primato dei commerci e il controllo dei porti, lo sfruttamento delle risorse sopra e sotto il mare, l’imposizione degli standard nelle fibre ottiche e nelle tecnologie EDT, diventano fattori in grado di condizionare i futuri scambi e la ricchezza delle nazioni e per questa via determinano la postura geopolitica, la forza e il condizionamento che esercita uno Stato.

Il predominio nella ricerca avanzata, la leadership nel settore dei semiconduttori, nella generazione di energia pulita, garantiranno le future egemonie sui mercati geo economici internazionali, rafforzando le strategie e la forza  degli attori che più riusciranno a efficientare il loro approccio sistemico alla competizione globale, minimizzando le minacce e i rischi e imponendo attraverso il soft e l’hard power nuove interconnessioni e divisioni dei fattori produttivi, garantendo alle proprie nazioni pace e prosperità.

 Ecco che in un mondo sempre più competitivo, assertivo e in continua trasformazione, i cui equilibri diventano sempre più precari e in cui a dominare è l’entropia, frutto di concorrenza di tutti contro tutti su tutti i domini, tutti i quadranti, in ogni settore della vita dello stato, civile e militare, economico e finanziario, sociale e culturale, oggi che diviene indispensabile attuare forme di guerra economica e dell’informazione, sia in termini difensivi che offensivi, come proteiforme strategia indiretta a tutela della sicurezza e dell’interesse nazionale.

Rendere più resiliente il Paese, più sicuro contro attacchi di disinformazione, guerre cognitive, acquisizioni di infrastrutture e imprese critiche, salvaguardare i fondamenti economici e finanziari, rafforzare la proiezione economica estera, attrarre gli investimenti diretti esteri, salvaguardare il tessuto industriale e il lavoro di migliaia di persone, ma anche rendere più sicuri brevetti e informazioni strategiche dual use, proteggere settori industriali sensibili, segreti tecnologici, evitare destabilizzazioni, tutelarsi da aggressioni di ibrid warfare e attacchi cibernetici impone un Piano Strategico Nazionale di difesa e sicurezza delle infrastrutture critiche  e delle attività sensibili del Paese, ma anche strutture che all’interno siano in grado di contro ingerenze nell’ambito di una vera e propria guerra sistemica perenne.

Si rende dunque necessario implementare strategie di difesa e attacco all’interno di un piano strategico nazionale di guerra economica e cognitiva in grado di rafforzare il Paese e renderlo più sicuro, sensibilizzando le imprese, i cittadini lo stato sulle minacce di acquisizione economica, sulle influenze e la normatizzazione ostile, sullo svuotamento del background tecnologico, la sottrazione di cervelli, il furto di informazioni, critiche, tecnologie strategiche, i rischi di manipolazione cognitiva.

Implementare una difesa su rischi e minacce che incombono nell’arena competitiva, sempre più asimmetrica e complessa, richiede una forte azione di intelligence economica in grado di utilizzare tutti gli strumenti di guerra parallela, armi dirette e indirette in grado minare il sistema economico-finanziario nemico limitando il flusso di capitali, sospendendo aiuti, imponendo embarghi, effettuando il controllo dei beni stranieri e degli scambi commerciali, generando guerra monetaria e finanziaria, condizionando manovre sul debito pubblico per provocare bancarotta o cambio di regime. Ma anche manipolare le informazioni, politiche finanziarie, economiche, tecnologiche, commerciali come strumento di difesa e di attacco, come moltiplicatore della potenza economica, politica e strategica del Paese e delle sue imprese.

 Infowar è un’arma a tutti gli effetti e come tale va integrata nella strategia di difesa nazionale in grado di trasformare dati, numeri, notizie in vantaggi economici, ma anche tutelare le informazioni e sventare minacce di ingerenza e intossicazione di dati, proteggersi da esfiltrazione di conoscenza e attacchi cyber su infrastrutture critiche e reti di informazioni utili ad affossare interi settori economici, oppure orientare emozioni, atteggiamenti, ragionamenti, scelte e comportamenti delle opinioni pubbliche capaci di creare disagio e indebolire le strutture politiche e imprenditoriali dello Stato. Capaci di indebolire, prevenendo o controllando la crescita del Paese, rendendolo dipendente tecnologicamente, politicamente e finanziariamente da un altro Stato attraverso penetrazione economico-finanziaria in altri mercati, accordi commerciali, zone economiche franche, acquisto preclusivo, drenaggio di cervelli, gestione degli aiuti internazionali, assistenza economica estera, finanziamento degli investimenti dall’estero.

Il ritorno a una certa sovranità geo economica degli stati, sempre più attori sullo scacchiere internazionale, entro i limiti imposti dall’esistenza di reti globali finanziarie, industriali, tecnologiche e commerciali, che ne ridimensionano in parte la proiezione e le capacità di azione, aumenta l’uso dell’arma economica come sostituto o supporto ai conflitti tradizionali. La difesa degli interessi nazionali in ambito economico, finanziario, tecnologico entra dunque nella strategia di guerra economica e delle complesse connessioni sistemiche che sono alla base degli interessi vitali e strategici del Paese.

Lo sviluppo di tecnologie ad alto impatto interessa tanto le imprese industriali civili che quelle militari, le quali generano vantaggi strategici, e per tale via devono essere tutelati e difesi non solo da attività legali di guerra economica, ma anche da sistemi illegali che mirano a indebolire o a sottrarre la forza produttiva e la capacità tecnologica di un Paese attraverso contrabbando, sabotaggio, spionaggio economico, insider trading, cartelli, corruzione, riciclaggio, boicottaggio, prezzi predatori, politiche di dumping, contraffazione, triangolazione.

Sia come sia in un contesto di globalizzazione la Sicurezza dello Stato e del bene pubblico, declinato in tutte le sue distinte ramificazioni, necessita di sicurezza economica atta a garantire continuità alle istituzioni e prosperità alle imprese e ai cittadini. Sicurezza che procede necessariamente verso la tutela dell’interesse nazionale in un mondo altamente competitivo e conflittuale, ponendo al centro delle decisioni economiche statuali l’informazione, e il suo spazio d’elezione, l’infosfera, da cui discendono e dipendono fatti economici e politici su scala nazionale e internazionale, miscelando fatti geopolitici con informazioni e azioni geo economiche.

Trasformare, quindi, attraverso il ciclo dell’intelligence, l’informazione in conoscenza e questa in scelte operative affidabili e utili all’interesse economico, al sostegno della competizione delle aziende del Sistema paese e alla sicurezza nazionale, nel contesto competitivo globale.

Da queste riflessioni nasce l’esigenza di sensibilizzare non solo le imprese di produzione civile e militare (di piccola e media dimensione che caratterizzano tra l’altro la maggior parte del tessuto economico nazionale) verso una cultura della sicurezza e una cultura dell’intelligence economica  intesa come capacita di raccolta ed elaborazione di informazioni per giungere a definire scenari alternativi utili per effettuare scelte giuste, per garantire penetrazione di mercati, tutela delle informazioni critiche ed attuare politiche di difesa e attacco sull’arena competitiva mondiale, ma anche sensibilizzare la nazione,  inteso come Sistema Paese, per difendere e attuare obiettivi strategici.

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