venerdì, Giugno 21, 2024
Biografie di altrove

Nome in Codice: Ramsay – La Spia Più Grande Del XX Secolo (E Non È James Bond!) di Armando Gherardi

Indice

“Ikka” per gli amici……………………………………………………………………………………………………………… 2

Il dottor Sorge……………………………………………………………………………………………………………………… 3

In Cina……………………………………………………………………………………………………………………………….. 3

In Giappone………………………………………………………………………………………………………………………… 4

L’ambasciata tedesca a Tokyo……………………………………………………………………………………………….. 6

La rete di agenti…………………………………………………………………………………………………………………… 7

La tecnologia………………………………………………………………………………………………………………………. 8

Al sicuro in Giappone, la bella vita………………………………………………………………………………………… 9

I colpi realizzati…………………………………………………………………………………………………………………. 10

Il Patto Anti-Comintern…………………………………………………………………………………………………..     10

L’invasione della Mongolia……………………………………………………………………………………………..       11

La rottura del Patto Molotov-von Ribbentrop…………………………………………………………………….     11

La fine………………………………………………………………………………………………………………………………  12

14 Settembre 1941. La Wehrmacht hitleriana, dopo aver dilagato nelle pianure ucraine e bielorusse, stava assediando Leningrado (oggi San Pietroburgo – com’era un tempo) e la battaglia di Mosca stava per iniziare. Le autorità sovietiche ricevettero un’informazione di vitale importanza: il Giappone non aveva intenzione di attaccare la Siberia dalla Manciuria, a meno che (1) Mosca non cadesse, (2) l’armata giapponese del Kwangtung in Manciuria non fosse tre volte più numerosa e (3) non ci fosse la guerra civile in Siberia. La ragione era, probabilmente, che le conseguenze della sconfitta del Giappone nella guerra di frontiera con l’Unione Sovietica nel 1939 avevano indotto i Nipponici a più miti consigli, come il patto di non-aggressione fra URSS e Giappone, firmato il 14 aprile 1941. Nonostante ciò, nessuna delle due parti si fidava dell’altra ed entrambi avevano accumulato truppe in Estremo Oriente. L’informazione ricevuta consentì all’Unione Sovietica di trasferire 18 divisioni, 1700 carri armati e più di 1500 aeroplani a ovest – verso Mosca e Stalingrado – senza il timore di lasciare scoperto l’Estremo Est. E fu con la vittoria a Stalingrado che l’URSS avrebbe invertito la rotta che poi avrebbe portato l’Armata Rossa a prendere Berlino nel 1945.

Ma da dove arrivò quest’informazione? Da una spia, il cui nome in codice era Ramsay ed il cui vero nome era Richard Sorge.

“Ikka” per gli amici

Richard nacque a Baku, nell’odierno Azerbaijan (all’epoca: impero russo), il 4 ottobre 1895. Il lavoro di suo padre, ingegnere minerario tedesco della Deutsche Petroleum-Aktiengesellschaft, nel Caucaso terminò nel 1898 e, con la moglie russa, Nina Semionovna Kobieleva, ed i nove figli, si trasferirono tutti a Berlino. Richard non riusciva, da bambino, a pronunciare bene il suo nome: riusciva a dire solo “Ikka” – e sarebbe stato chiamato così per il resto della sua vita da parenti ed amici stretti.

Ikka era il classico secchione a scuola: primo della classe in tutte le materie. Ma, come tutti i Tedeschi della sua generazione, era un patriota e, come molti, nel 1914, si arruolò come volontario nella Prima Guerra Mondiale.

La guerra cambia irreversibilmente chi vi partecipa ed Ikka non fu un’eccezione. Perse due fratelli in battaglia e, durante la sua militanza, fu ferito più volte; finì per essere congedato: ne uscì un po’ zoppo e tale sarebbe rimasta la sua condizione per il resto della sua vita. Fu anche insignito della Croce di Ferro. Passò la convalescenza fino alla fine della guerra, studiando economia a Kiel, Berlino ed Amburgo. Durante la sua convalescenza, lesse Marx ed Engels e questo spiega perché, anche sotto l’influenza del padre di un’infermiera con cui aveva legato, Richard Sorge, ventenne, si iscrisse al Partito Comunista tedesco dopo la fine della guerra, finendo anche schedato dalla polizia come “agitatore comunista”.

Il dottor Sorge

Nel 1919, conseguì il dottorato in scienze politiche all’università di Amburgo.

Foto 1: Richard Sorge nel 1940Dal Bundesarchiv, Bild 183-1985-1003-020 / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 de
Foto 1: Richard Sorge nel 1940
Dal Bundesarchiv, Bild 183-1985-1003-020 / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 de

La sua militanza nel partito e le sue convinzioni politiche gli fecero perdere qualche posto di lavoro – tra cui quello di insegnante e un altro di minatore. Nel frattempo però, cominciò anche a raccogliere informazioni in tutta Europa per il partito comunista e, nel 1924, fu responsabile della sicurezza per la delegazione sovietica al congresso del partito comunista tedesco a Francoforte. Lì, venne notato da Osip Piatnitsky, un dirigente del Comintern (l’agenzia sovietica che coordinava i partiti comunisti di tutto il mondo) e ricevette successivamente un’offerta per lavorare nell’OMS, la “Direzione per le Relazioni Internazionali” del Comintern che raccoglieva anche informazioni nei vari paesi. Sotto le mentite spoglie di giornalista, viaggiò per conto dell’OMS in vari paesi europei per saggiare la possibilità di rivoluzioni comuniste locali. Sorge parlava correntemente russo grazie agli insegnamenti della madre e, nel 1925, all’età di 29 anni, lasciò la Germania e si stabilì a Mosca. Nello stesso anno, prese la cittadinanza sovietica e la tessera del partito comunista sovietico.

E fu mentre svolgeva l’incarico all’OMS che, nel 1929, il generale Yan Karlovich Berzin, capo della IV sezione del Servizio Informazioni dell’Armata Rossa – la sezione che si occupa di creare reti di agenti all’estero – lo arruolò.

In Cina

Il generale Berzin propose al dottor Sorge di impiantare una rete di spie a Shanghai in Cina.

All’epoca, il contesto della Cina era molto diverso da quello attuale: il potere formale risiedeva nelle mani del feroce anti-comunista Chiang Kai-shek ma, in realtà, il paese era in mano ai Signori della Guerra; c’erano anche ampie concessioni a paesi occidentali che mantenevano l’ordine con la loro polizia; c’era un fortissimo partito comunista in clandestinità; c’erano i Giapponesi ai confini, in attesa del momento giusto per invadere. L’URSS aveva un gran bisogno di informazioni sulla Cina ma, senza nemmeno un consolato in loco, non aveva nessuna opportunità per ottenerle.

Sorge accettò l’incarico – nonostante la situazione in Cina – e si trasferì a Shanghai in qualità di giornalista tedesco per dei reportages sul paese per il Frankfurter Zeitung. Per tre anni, mandò, in Germania, articoli particolareggiati di analisi della situazione cinese – facendosi una fama di esperto di Estremo Oriente. Contemporaneamente, all’Unione Sovietica, spedì una grande quantità di informazioni.

Quando tornò a Mosca, lo accolsero con gratitudine e con grandi strette di mano; gli chiesero anche se volesse partire per un’altra missione. Il dottor Sorge rispose che, prima di partire, avrebbe voluto finire il libro sull’agricoltura cinese che stava scrivendo. Dopo due mesi, venne richiamato. Il libro non era ancora finito ma il generale Berzin gli mise pressione, chiedendogli dove volesse andare nella prossima missione. Scherzando, Sorge rispose che avrebbe gradito andare in Giappone. Qualche giorno dopo, Berzin convocò di nuovo Sorge: Berzin aveva accennato al Comitato Centrale del Partito la risposta di Sorge e l’avevano presa molto sul serio: l’URSS aveva bisogno di una rete di spie in Giappone! Sarebbe dovuto andare in Giappone e reclutare agenti locali.

In Giappone

Ma perché reclutare agenti locali?

In quegli anni, neanche il Giappone era com’è adesso. Era un paese chiuso in sé stesso, poco trasparente, orgogliosamente xenofobo, impenetrabile agli stranieri, ossessionato dalle spie, la cui lingua e gli usi erano poco conosciuti persino agli occidentali che vivevano lì. Perdipiù, gli stranieri erano seguiti da diverse polizie segrete, come la Kempeitai (la polizia segreta dell’esercito) o la Tokubetsu Koto Keisatsu (abbreviata con Tokko, l’equivalente della Gestapo tedesca). Agli stranieri, era espressamente vietato comprare libri o riviste che parlavano di questioni interne giapponesi: se un libraio avesse avuto informazioni circa uno straniero interessato a queste pubblicazioni, aveva il dovere di avvisare la Tokko! Il Giappone era anche ferocemente anti-comunista e confinava con l’Unione Sovietica, dopo che la Corea e la Manciuria (parte della Cina) erano state occupate dall’esercito giapponese, la cosiddetta armata del Kwangtung, a seguito della guerra russo-giapponese dei primi anni del XX secolo. La Manciuria, in particolare, era stata trasformata in uno stato fantoccio, il Manchukuo, sotto l’egida dell’armata del Kwangtung, che si comportava molto autonomamente dal potere politico in patria: era un periodo in cui i generali contavano forse più del Primo Ministro!

L’URSS aveva perciò un bisogno vitale di informazioni sulla strategia giapponese: cosa stavano progettando in Manchukuo, in che direzione l’espansione si sarebbe sviluppata, che, nel contesto del Giappone di allora, era impossibile: per questo, l’idea di Sorge fu presa molto sul serio.

Data la situazione, Sorge pensava che meno mentiva più il suo lavoro sarebbe stato facile – se possibile, non doveva proprio mentire. E quindi, sarebbe andato in Giappone come dottor Sorge, esperto tedesco di Estremo Oriente – una qualifica che si era guadagnato qualche anno prima scrivendo dalla Cina. Ovviamente, Sorge non poteva andare in Giappone direttamente dall’Unione Sovietica e sicuramente non poteva entrarci come cittadino sovietico – ma come tedesco sì! E fu così che, da Mosca, il primo passo per entrare in Giappone fu di andare a Berlino. Accadde nel maggio 1933: Hitler era stato nominato Cancelliere da pochi mesi. Esistevano ancora relazioni fra URSS e Germania, e non era così problematico andare da Mosca a Berlino. Arrivato a Berlino, Sorge fece il giro dei giornali e riviste per chiedere se erano interessati ad articoli sul Giappone. Risposero positivamente il Berliner Börsen Zeitung ed il Tägliche Rundschau, così come il periodico politico nazista Geopolitik.

Poi fece una mossa astuta: andò a Monaco di Baviera a trovare il professor Karl Ernst Haushofer. Costui era un ex-generale dell’Esercito (questo contava molto in Germania), rispettatissimo esperto di geopolitica e strategia di fama mondiale, molto informato sul Giappone (aveva vissuto lì per un po’, ricoprendo il ruolo di istruttore), nonché amico intimo di Rudolf Hess, ispiratore di Hitler. Haushofer sosteneva la necessità della Germania di allearsi col Giappone – cosa che poi Hitler fece, probabilmente sotto l’influenza indiretta di Haushofer. Sorge spiegò quindi ad Haushofer che sarebbe andato in Giappone, gli chiese il suo parere – il professore gradì molto l’idea – e Sorge gli chiese se poteva fornirgli lettere di presentazione per i diplomatici e notabili tedeschi a Tokyo nonché per le autorità giapponesi: certo che poteva! All’epoca, senza i voli transcontinentali, si andava in Giappone partendo per gli Stati Uniti in nave…. Ed il professore gli offrì anche lettere di presentazione per diplomatici giapponesi negli Stati Uniti!

Ad un certo punto, dovette richiedere il passaporto: era un rischio, visto che, nel immediato dopo-guerra, era schedato come “agitatore comunista”, ma non vi era un’altra via e decise di rischiare. Stranamente, non ci furono problemi da parte della polizia di Berlino, per il passaporto di Sorge: il regime, appena installato, non aveva ancora raggiunto il livello di efficienza che immaginiamo! L’agitatore comunista non appariva più: sotto lo stesso nome, c’era ora un noto giornalista tedesco, esperto di Estremo Oriente, che partiva per Tokyo per conto di giornali e riviste tedeschi. Già che c’era, chiese anche la tessera del partito nazista!

Quando lasciò la Germania alla volta del Giappone, Sorge ebbe una copertura così accurata come giornalista che persino il ministro della Propaganda (piuttosto fresco di nomina), Joseph Goebbels, partecipò alla cena di commiato!

Sorge arrivò a Yokohama il 6 Settembre 1933. Gli fu quasi subito offerto il posto di “corrispondente dal Giappone” per il Frankfurter Zeitung, il più prestigioso dei quotidiani tedeschi, e ciò fece di lui il più importante giornalista tedesco in Giappone!

L’ambasciata tedesca a Tokyo

Non c’era ancora il Patto d’Acciaio con la Germania: per i giapponesi, la Germania era un paese europeo come un altro e, alla Germania, si applicavano tutte le restrizioni che si applicavano agli altri paesi europei.

Il regime nazista era installato da poco ed i diplomatici tedeschi di carriera a Tokyo non erano tutti nazisti – anzi – ed avevano poche informazioni. Un giorno, si videro arrivare il dottor Sorge: simpaticissimo, giornalista informatissimo su ciò che stava succedendo in patria, molto ben introdotto e che sapeva molto più cose del Giappone di quante ne sapevano loro! Fu amore a prima vista: gli chiedevano se aveva bisogno d’aiuto, di presentazione presso le Autorità nipponiche: le aveva già…. Sembrava la manna caduta dal cielo! Per loro, era da tenerselo caro! Il dottor Sorge era molto simpatico ai diplomatici tedeschi anche grazie alla sua abilità politica. La tessera del Partito Nazista, che aveva richiesto a Berlino, gli arrivò a Tokyo. Capì subito che, in Ambasciata, c’era poco nazismo fanatico ed egli si comportava da nazista “spiritoso”: critico, dalla battuta facile, con il quale si poteva discutere liberamente.

Una delle lettere di presentazione che Sorge ricevette dal professor Haushofer era per il colonnello Eugen Ott, istruttore militare presso l’esercito giapponese. Il colonnello viveva con la moglie in una città di provincia dove non conoscevano nessuno ed erano tenuti a distanza: l’incontro con lo spumeggiante Sorge fu quindi un’occasione per iniziare un’amicizia che sarebbe durata a lungo, visto che entrambi giocavano a scacchi ed erano ex-combattenti…. Sei mesi dopo il loro incontro, il colonnello Ott fu nominato Addetto Militare all’Ambasciata tedesca a Tokyo.

Qualche anno dopo, nel 1938, l’ambasciatore tedesco a Londra, Joachim von Ribbentrop, fu promosso Ministro degli Esteri e l’ambasciatore a Tokyo, Herbert von Dirksen, fu inviato a Londra al suo posto. Fu così che, in mancanza di alternative, il colonnello Ott venne nominato ambasciatore a Tokyo.

Sostanzialmente, negli anni in cui il Giappone e la Germania stavano iniziando ad avere colloqui (che poi avrebbero portato al Patto d’Acciaio), il dottor Richard Sorge – spia sovietica – si trovava ad essere l’amico intimo dell’Ambasciatore tedesco a Tokyo, al corrente di tutte le informazioni più riservate di cui l’Ambasciata era a conoscenza. Sorge aiutava persino l’Ambasciatore nella stesura di rapporti per il governo tedesco e nella cifratura di messaggi segreti. Qualche volta, si portava il lavoro a casa – dove poteva tranquillamente fotografare i documenti su microfilm.

Ad un certo punto, Ott propose persino a Sorge di diventare il Capo Ufficio Stampa dell’Ambasciata. Sorge pensò: questa nomina sarebbe stata comunicata a Berlino, qualcuno avrebbe potuto volere più informazioni su di lui ed il suo passato sarebbe potuto emergere nuovamente. Sorge rifiutò il ruolo ufficiale, confermando che avrebbe continuato ad aiutare il suo amico quando ne avrebbe avuto bisogno. Per gli stessi motivi, rifiutò anche la carica di Direttore della Sezione Nazista a Tokyo.

La rete di agenti

Mentre si sistemava all’Ambasciata, Sorge non si dimenticò che era lì per creare una rete di spie giapponesi a servizio dell’URSS.

Dovevano essere giapponesi perché, oltre alla lingua, all’epoca, solo ai giapponesi era consentito avere accesso alle varie pubblicazioni di informazioni sul Giappone. Queste informazioni – e soprattutto i legami fra enti, governo, aziende, personalità, eventi che esse evidenziavano – pubbliche per i giapponesi, erano la grossa parte dello spionaggio – come accade ancora oggi.

Dai tempi di Shanghai, Sorge conosceva giapponesi, alcuni dei quali comunisti e disposti a fare da agenti. Altri furono prima conosciuti e poi reclutati nella folta comunità giapponese della costa ovest degli Stati Uniti, dove c’era un discreto partito comunista (il maccartismo non era ancora iniziato) e dove molti, nella folta comunità giapponese, si dichiaravano comunisti.

Sorge finì col avere una folta rete di spie giapponesi. Tutti lo facevano per convinzione ideale perché non c’erano soldi; i rischi erano enormi ma tutti gli rimasero fedeli sino alla fine, senza mai tradirlo.

La rete arrivò persino a comprendere Hotsumi Ozaki, un giornalista di spicco in Giappone: la presentazione di Ozaki a Sorge la fece la famosa giornalista americana di sinistra Agnes Smedley, ai tempi dell’incarico a Shangai; lavorava anche lei per il Frankfurter Zeitung. Ozaki lavorava per il più grande quotidiano giapponese, l’Asahi Shimbun. Era, in segreto, un simpatizzante comunista ed un grande esperto di Cina ed aveva frequentato le migliori scuole ed università del Giappone: fatto, questo, che, in una società rigidamente gerarchica come quella nipponica, gli garantiva l’accesso ai circoli più influenti del Paese.

Le cose e le persone che Ozaki conosceva, furono molto preziose per Sorge quando, il 26 Febbraio 1936, ci fu un tentato colpo di stato militare a Tokyo. All’ambasciata tedesca, non sapevano

Foto 2: Hotsumi OzakiDa Lin Jinhai – propria foto, CC BY-SA 4.0
Foto 2: Hotsumi Ozaki
Da Lin Jinhai – propria foto, CC BY-SA 4.0

che pesci pigliare: erano molto confusi ed all’oscuro delle ragioni e dei retroscena del golpe – e non sapevano che spiegazioni dare al Ministero a Berlino! Si rivolsero a Sorge, l’esperto di Giappone che avevano in casa. Grazie agli appunti fornitigli da Ozaki, Sorge compilò un rapporto dove si spiegava che il colpo di stato era stato ideato ed eseguito dalla Kodoha, la fazione della “Via Imperiale” nell’esercito, e che erano giovani ufficiali venuti da ambienti rurali, scontenti dell’impoverimento delle campagne. Il rapporto chiarì che non erano comunisti o socialisti, ma solo anti-capitalisti, e che credevano i grandi capitali avessero ingannato l’Imperatore. Il rapporto di Sorge venne utilizzato dall’allora ambasciatore Herbert von Dirksen per spiegare gli avvenimenti al Ministero a Berlino. La risposta fu di una spiegazione eccellente ed il prestigio di Sorge schizzò ancora più in alto!

Ozaki era ben introdotto: nel 1937, fu invitato a far parte della Showa Kenkyukai (“Associazione di ricerca Showa”) che, all’epoca, veniva utilizzata soprattutto come gruppo di esperti per cercare di risolvere il “problema cinese”, sotto la guida del Primo Ministro Konoe Fumimaro. Nel 1938, Ozaki fu nominato consigliere speciale del Primo Ministro. Fu anche addetto stampa delle Ferrovie della Manciuria, un ruolo questo che lo mise in contatto con l’Armata del Kwangtung.

Tutti questi incarichi esponevano Ozaki ad un’ingente quantità di informazioni riservate, di cui Mosca avrebbe ricavato notizie utilissime: ma come faceva la rete di Sorge ad inviare a Mosca le informazioni raccolte in Giappone?

La tecnologia

I documenti fotografati a casa su microfilm potevano passare dalla Cina: da Shanghai per esempio, dove vi erano grandi alberghi, un via-vai di stranieri e molte opportunità per comunicare. Questo funzionò bene nei primi tempi, quando la frequenza di queste comunicazioni non era elevata, visto che i viaggi in Cina dovevano essere organizzati con attenzione per non destare sospetti. Ma i venti di guerra stavano soffiando sempre più forti e Mosca aveva sempre più bisogno di notizie aggiornate, sempre più di frequente: ci voleva la radio. Non era ancora una tecnologia padroneggiata da tutti. Ci voleva un esperto e Sorge dovette sostituire il radio telegrafista che aveva con uno più capace: fu reclutato Max Clausen.

Max Clausen era un tedesco di Amburgo, la città più rossa della Germania, che era stato telegrafista nell’Esercito Imperiale tedesco nella Prima Guerra Mondiale. Dopo la Guerra, si imbarcò sui pescherecci come radio telefonista. E fu su un peschereccio che, nel 1928, un agente sovietico gli chiese se era sempre comunista e se voleva lavorare per il Comunismo: Max rispose di sì ed accettò. Gli diedero quindi un biglietto di prima classe per Mosca ed un romanzo di Thomas Mann dove avrebbe dovuto trovare la sua destinazione. Il libro aveva un codice molto semplice, basato su delle parole sottolineate: in pratica, Max doveva essere capace di capire cosa fare – se no, non sarebbe stato molto utile…. Max svelò il codice, arrivò alla destinazione indicata e fu assunto. Gli fecero fare un corso da radio telegrafista di altissimo livello. Da lì cominciò la sua carriera, che lo portò nel 1929 a Shanghai dove incontrò Sorge.

Max si trasferì quindi in Giappone con la moglie Anna: tutte le spie europee del gruppo di Sorge si portavano dietro la consorte per destare meno sospetti… Quando Max e la moglie Anna arrivarono in Giappone, non avevano attrezzatura: solo due piccole valvole che saranno i prototipi di quelle che si sarebbe dovuto procurare in Giappone – non in negozi specializzati (per non destare sospetti) ma in negozi comuni. Ci avrebbe messo mesi a costruire la radio: la rete di spie di Sorge ebbe finalmente una radio portabile, smontabile in cinque minuti e ricostruibile in dieci minuti, che poteva trasmettere da vari punti della città senza essere mai intercettata.

Ovviamente, anche Max Clausen aveva bisogno di una copertura: infatti, arrivò a Tokyo come industriale e gli inventarono un’azienda che fabbricava macchine fotografiche specializzate per foto industriali. La ditta avrebbe prosperato: alla fine, avrebbe avuto quattordici dipendenti! Questo, però, creò dei problemi: Mosca, ad un certo punto, fece un errore grossolano, chiedendo di utilizzare i profitti dell’azienda per finanziare le spese della rete di spie di Sorge. Max, nato operaio e diventato industriale, ci rimase male….

Era comunque un radiotelegrafista espertissimo e Mosca riceveva sempre più informazioni con questo mezzo. Sin dall’estate del 1938, Mosca assicurava che, per il primo quarto d’ora di ogni ora, ventiquattr’ore su ventiquattro, ci sarebbe stato qualcuno ad ascoltare…

Al sicuro in Giappone, si fa la bella vita!

Per un’altro strano scherzo degli eventi, l’attività di spia in Giappone fu probabilmente la salvezza per Sorge – sicuramente meglio che stare a Mosca! Astutamente, con la scusa di ingenti e pressanti responsabilità, disobbedì all’ordine di rientrare nell’Unione Sovietica, impartito da Stalin nel 1937. Era il periodo della Grande Purga e Sorge realizzò immediatamente che la sua cittadinanza tedesca non sarebbe stata gradita. Non andò così bene ai suoi capi, il generale Berzin ed al suo successore Artur Artuzov, che furono uccisi….

Ed intanto, a Tokyo, Sorge faceva la bella vita: era simpatico e lo conoscevano tutti! Viveva alla giapponese: aveva preso in affitto una casetta alla giapponese, aveva una governante giapponese che gli preparava da mangiare, si vestiva con il kimono, dormiva sul tatami, faceva il bagno tutti i giorni nella tinozza di legno all’usanza giapponese: questo stupì i suoi amici tedeschi che, all’epoca, non avevano queste usanze…. La casa l’aveva riempita con più di mille libri sul Giappone!

Di notte però usciva a bere con gli amici tedeschi. Tokyo era una città straordinaria dove dominava la xenofobia e la polizia segreta, ma dove c’erano molti locali occidentali: c’erano locali per stranieri dove le cameriere giapponesi si tingevano i capelli…. C’erano i ristoranti di lusso con le geishe ed i ristoranti meno lussuosi con le ragazze facili. C’erano persino birrerie tedesche come L’Oro del Reno! Ed era proprio lì che Sorge andava di sera ad ubriacarsi….

Sorge passava le notti fuori, si ubriacava, andava a letto con le ragazze. Ad un certo punto, ne trovò una fissa: si chiamava Hanako e faceva la cameriera all’Oro del Reno. Diventò la sua amante; lui la tirò fuori dal ristorante ed, a sua richiesta, le pagò gli studi di lingue. Hanako era innamorata persa e gli rimase fedele sempre; non sapeva niente della sua vera attività.

Bere molto, però, creava problemi e rischi: Sorge beveva veramente tanto e, quando beveva, faceva chiasso ed era brutale. Le mogli, nella comunità degli Europei a Tokyo, cominciarono a non gradirlo più: era amico dei loro mariti ma non lo invitavano più a cena perché, quando beveva, diventava sgradevole. È strano che un uomo di quel calibro si dedichi all’alcol: probabilmente era molto difficile reggere la tensione della sua doppia identità e Sorge la scaricava bevendo….

Una donna che lo aveva conosciuto a Berlino da giovane lo incontrò nuovamente negli anni ‘30 a Tokyo e lo descrisse così: “Lo avevo conosciuto come uno studente, romantico ed idealista…. Ma era diventato un uomo violento, un forte bevitore…. Era ancora un gran bell’uomo, ma gli zigomi e la bocca si erano incavati, il naso si era appuntito, era completamente cambiato….

Di lì a poco, sarebbe cambiato ancora di più.

Un’altra passione di Ikka erano le corse pazze in motocicletta. Aveva comprato una moto da Max Krausen e di notte, dopo aver bevuto, girava all’impazzata per le strade di Tokyo. Ed, inevitabilmente, una notte, si schiantò, ubriaco fradicio, contro un muro dell’Ambasciata americana. Arrivarono la polizia ed i soccorsi; Sorge fece appena in tempo a far chiamare Max Krausen; questi arrivò all’ospedale e Sorge gli diede le chiavi di casa: Krausen doveva assicurarsi che non vi fosse nulla di compromettente prima che gli addetti dell’Ambasciata tedesca arrivassero. Sorge era un collaboratore dell’Ambasciata ed i tedeschi si sarebbero sicuramente adoperati per evitare che ignoti – giapponesi o non – avessero potuto accedere alla sua abitazione…. Quando, ancora in ospedale, si riprese, si rese conto che aveva perso molti denti e che la mascella era fratturata. Un conoscente avrebbe poi riferito che “(….) le cicatrici sul viso lo facevano rassomigliare ad una maschera teatrale giapponese e davano al suo volto un’espressione quasi demoniaca.

I colpi realizzati

La rete di spie di Sorge è forse la rete di spie con la maggior influenza sul corso della Seconda Guerra Mondiale. Diede all’Unione Sovietica un vantaggio determinante, che permise il rovesciamento di più di un fronte.

Il Patto Anti-Comintern

Mentre Sorge era in Giappone, nacque il Patto Anti-Comintern fra Germania e Giappone, che – si intuisce dal nome – era diretto contro l’Unione Sovietica. Quest’alleanza, siglata il 25 novembre 1936, fu negoziata in totale segreto: il Ministro degli Esteri tedesco, Von Ribbentrop, se ne occupò personalmente, lasciando perfino gli addetti del suo ministero all’oscuro! Nemmeno l’Ambasciata tedesca a Tokyo era al corrente…. Però l’ambasciatore Ott, ad un certo punto, sospettò qualcosa e chiese conferme a Berlino. Era una cosa grossa ed Ott, da ex-consigliere militare nell’esercito giapponese, era molto eccitato: doveva raccontarlo a qualcuno! A chi – se non al suo amico Sorge? Di più: Sorge aiutò Ott nella cifrature del messaggio a Berlino! Berlino avrebbe poi risposto ed, in buona sostanza, Mosca sarebbe stata messa al corrente del Patto quasi prima dei funzionari del Ministero degli Esteri tedesco!

L’invasione della Mongolia

Verso la fine degli anni ‘30, a Mosca, interessava conoscere i piani e le intenzioni dell’armata del Kwangtung. Il Giappone, allora in piena espansione, doveva ancora decidere: c’erano molte direzioni verso cui indirizzare l’avanzata. L’armata del Kwangtung era sempre stata piuttosto autonoma; premeva per l’espansione a nord, verso la Mongolia e l’Unione Sovietica, anche perché aveva informazioni dettagliatissime sulle forze sovietiche nella regione. Proprio in quel periodo, Ozaki, l’amico giornalista di Sorge, diventò consulente delle ferrovie della Manciuria meridionale: l’alter ego economico dell’armata del Kwantung. Era informato direttamente sulle decisioni delle forze armate nella regione: era riuscito a mettere le mani su documenti segreti da cui risultava tutto ciò che i nipponici sapeva delle forze sovietiche in Mongolia ed in Siberia. Nell’agosto del 1939, l’armata del Kwangtung, ad un certo punto, senza neanche informare il Governo giapponese, decise di provarci: sconfinò in Mongolia con parecchie divisioni. Fu una guerra non dichiarata e non divulgata; il mondo era ad altre faccende affaccendato: Hitler stava minacciando di invadere la Polonia e, da lì ad un mese o poco più, sarebbe scoppiata la Seconda Guerra mondiale…. Di quest’invasione della Mongolia, non se ne parlò e nessuno seppe niente per molto tempo…. I Giapponesi erano convinti che i Sovietici erano deboli nella regione e che, se avessero attaccato la Mongolia (un paese indipendente però comunista e legato all’Unione Sovietica), sarebbe caduta facilmente. Quello che non sapevano era che Sorge aveva informato Mosca di tutto ciò che i Giapponesi sapevano ed inviò l’organigramma completo dell’armata del Kwangtung. Ciò permise all’URSS di riorganizzare le forze sotto il comando di un generale che sarebbe poi diventato famoso: un certo Georgy Zhukov…. Affrontò le forza giapponesi nella battaglia di Nomonhan (come la chiamano i Giapponesi, o di Khalkhin Gol come la chiamano i Russi), le circondò e le annientò.

La rottura del Patto Molotov-von Ribbentrop

Nel giugno del 1941, Hitler decise di rompere il Patto Molotov-von Ribbentrop. Sorge aveva informato Mosca con un mese di anticipo. La stessa informazione giunse alle orecchie dei Sovietici da altre fonti. Stalin, forse terrorizzato dall’impreparazione delle forze armate, forse sospettoso di Sorge, non volle crederci.

A cose fatte, però, sorgeva un altro problema: i Giapponesi avevano davvero rinunciato ad attaccare l’URSS dopo la sconfitta del 1939 – o no? Le varie fazioni in Giappone erano in lotta: la Marina voleva attaccare nel Pacifico, l’esercito voleva invadere la Cina, l’armata del Kwangtung avrebbe voluto invadere la Siberia, ma la sconfitta del 1939 ne ridusse il prestigio, le ambizioni e l’influenza politica. Nei circoli politici, le discussioni non si fermavano; ed ancora una volta, in quei circoli, era presente una persona conosciuta da tutti, influente, a cui tutti chiedevano il parere: era Ozaki. Sorge, ad un certo punto, fu in grado di informare Mosca che i Giapponesi avrebbero attaccato Pearl Harbor e che la Siberia era al sicuro. Questo permise ai Stalin di spostare a Ovest le forze, appena in tempo per contrastare l’avanza tedesca.

La fine

Con l’invasione dell’URSS da parte della Germania, Sorge iniziò a pensare che il suo contributo era finito e che era tempo di cambiare aria; inviò quindi una richiesta a Mosca per essere trasferito da un’atra parte: in Germania, per esempio, visto che sia lui che Crausen erano tedeschi. Era il 15 ottobre 1941: l’attacco a Pearl Harbor non era ancora avvenuto (lo sarebbe stato il 7 dicembre 1941). Quel giorno, arrestarono Ozaki; tre giorni dopo, fu il turno di Sorge, Krausen e tutti gli altri.

La rete di spie cadde per caso: era estesa e, prima o poi, qualcuno sarebbe stato preso…. Ci volle comunque molto tempo!

Due anni prima, nel 1939, la polizia segreta, la Tokko, aveva arrestato un membro del partito comunista giapponese clandestino. Sotto tortura, fu costretto a rivelare il nome di un altro comunista: fece il nome di una donna, la signora Kitabayashi, che aveva vissuto a Los Angeles. Lei e suo marito, una coppia anziana, finirono sotto sorveglianza da parte della Tokko: in due anni, non successe niente – nessun contatto – e la Tokko si stufò e li arrestò. Anche alla signora chiesero di fare nomi di altri comunisti: non ne conosceva, però, quando era in California, sapeva di un certo Miyagi che era comunista…. Questo Miyagi, la Tokko non lo aveva mai sentito. Lo andò ad arrestare: Miyagi era la prima recluta della rete di Sorge. Arrestato, cercò di sfuggire alla tortura buttandosi dalla finestra del commissariato: si ruppe una gamba ma non morì. Lo riportarono dentro e, sotto tortura, fece i nomi di Sorge e degli altri.

Probabilmente, se la Tokko non ci fosse arrivata, la rete di Sorge avrebbe comunque potuto essere in pericolo, visto che, da quanto risulta dagli archivi di Berlino, nel 1940, il partito nazista aveva (finalmente) scoperto che Sorge era stato comunista da giovane e si erano insospettiti. Walter Friedrich Schellenberg, capo dei servizi segreti nazisti, aveva preso informazioni: Sorge era preziosissimo per l’ambasciata a Tokyo e tutte le altre informazioni raccolte erano sulla stessa lunghezza d’onda…. Sicché Schellenberg si convinse che Sorge non era un problema però, senza fare nomi, consigliò all’ambasciatore Ott di fare attenzione a potenziali talpe nell’ambasciata. Ott si preoccupò, non disse niente a nessuno – tranne che al suo miglior amico Sorge!

I Tedeschi si fidavano talmente tanto di Sorge che, quando la polizia giapponese lo arrestò, l’ambasciata a Tokyo protestò ufficialmente: “contro l’arresto di un illustre membro della comunità tedesca a Tokyo”. L’ambasciatore Ott andò persino a trovare Sorge in prigione e, per parecchio tempo, l’ambasciata tedesca fece pressione sulle autorità giapponesi affinché Sorge fosse rilasciato.

Quando poi la verità venne a galla, a Berlino, Schellenberg fu convocato dal suo superiore diretto, Heinrich Himler, per un “colloquio molto spiacevole”….

Sorge e la sua rete furono processati: un processo lunghissimo che sarebbe durato più di tre anni, nel quale gli imputati produssero memoriali dettagliati per spiegare la loro posizione. I magistrati che processarono Sorge ed Ozaki si resero conto che non si trattava solo di spionaggio: Ozaki era un personaggio influente nella sfera governativa ed aveva contribuito a far prendere la decisione di non attaccare la Siberia! I magistrati avrebbero poi confessarono che avevano rinunciato ad approfondire questo aspetto perché stava risultando che le decisioni prese – con le conseguenze poi subite dal Giappone – erano pesantemente influenzate dalle spie comuniste e che questo fatto avrebbe potuto scatenare una rivoluzione!

La sentenza finale del tribunale fu una condanna a morte solo per Sorge ed Ozaki: furono impiccati il 7 novembre 1944. Tutti gli altri furono condannati a lunghe pene detentive ma, pochi mesi dopo, arrivarono gli Americani e chi era ancora vivo fu liberato – come Max Krausen che andò poi a vivere in Germania Est.

Nonostante la condanna a morte per tradimento, Ozaki venne descritto con rispetto nei rapporti dei funzionari della Tokko che lo interrogarono: questo perché aveva dichiarato che aveva accettato di collaborare con Sorge perché “lo considerava un incarico onorevole”. In fin dei conti, i Giapponesi ammiravano chi si batteva per le proprie idee…. Ozaki, famoso in Giappone, diventò quasi un eroe nazionale: dopo la guerra, sua moglie pubblicò una raccolta di lettere d’amore scrittele dal marito dal carcere; questo libro rimase un best seller per anni….

Anche Sorge ebbe il rispetto dei magistrati. Il procuratore Yoshikawa che aveva condotto il suo interrogatorio dichiarò: “Non ho mai incontrato in tutta la mai vita un uomo di tale levatura.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

krysopeainstitute