venerdì, Giugno 21, 2024
Politica

Dopo Gli Eventi In Ucraina, I Paesi Baltici Temono Per La Loro Sicurezza. Nuovi Scenari All’orizzonte.

di Umberto Bonavita

Gli eventi in Ucraina vengono visti dall’Occidente come il preludio di una nuova Guerra Fredda che sta prendendo piede in Europa.

Dai Paesi baltici la situazione è ancora più allarmante.

La belligeranza della Russia nei confronti dell’Ucraina sta preoccupando molti estoni, lettoni e lituani: il timore è che potrebbero essere il prossimo obiettivo.

L’attacco di Putin all’Ucraina e le crescenti tensioni hanno riportato alla memoria ricordi di deportazioni di massa e oppressione nei Paesi baltici.

Il Presidente della Lituania Gitanas Nausėda ha dichiarato lo stato di emergenza mentre la Lettonia ha ritirato le licenze di trasmissione televisive di alcune emittenti russe, accusate di diffondere deliberatamente notizie false, disinformazione e propaganda.

I tre Paesi baltici furono illegalmente annessi da Stalin durante la Seconda guerra mondiale prima di ottenere l’indipendenza con lo scioglimento dell’Urss nel 1991. Entrarono a far parte della Nato nel 2004, ponendosi sotto la protezione militare e la visione strategica degli Stati Uniti e degli alleati occidentali.

I piccoli Paesi baltici insieme alla Polonia, anch’essa membro della Nato, sono tra i più attivi sostenitori di forti sanzioni contro Mosca e favorevoli ad ottenere importanti rinforzi della Nato sul fianco orientale dell’alleanza.

Nelle ultime settimane i tre leader dei governi baltici hanno visitato spesso le maggiori capitali europee, avvertendo l’Occidente del rischio di trovare carri armati russi nel loro giardino di casa.

Il conflitto in Ucraina è una guerra aperta in Europa ed il rischio che l’imprevedibile Putin possa andare oltre è molto alto.

Mentre l’Articolo 5 del trattato Nord Atlantico impegna tutti gli alleati a difendere qualsiasi membro che venga attaccato, i Paesi baltici ribadiscono che la Nato deve dimostrare determinazione non solo a parole ma con armi in spalla e stivali a terra.

La Russia analizza sempre la potenza militare dell’avversario ma anche la volontà dei paesi di combattere, qualsiasi debolezza notata verrà sfruttata.

Sebbene Putin nell’ultimo discorso pubblico non abbia espresso alcuna ambizione di riaffermare il controllo russo sui Paesi baltici, molti estoni, lettoni e lituani temono che voglia riconquistare e tornare ad avere influenza in tutte le ex repubbliche dell’Unione Sovietica, il cui crollo è stato descritto da Vladimir nel 2005 come “la più grande catastrofe geopolitica del secolo”.

I Paesi baltici non hanno lo stesso legame con la storia, la lingua, la cultura e l’identità russa. Tuttavia, sono stati governati prima dall’Impero russo dal 1700, poi per quasi 50 anni dopo la Seconda guerra mondiale dall’Unione Sovietica.

Esistono minoranze etniche russe nei tre Stati, in Lettonia ed Estonia, ad esempio, costituiscono circa un quarto della popolazione. La macchina della propaganda russa però ha per molti anni definito le ex repubbliche sovietiche degli Stati artificiali senza storia, come per l’Ucraina.

La Lituania è tra gli Stati più osservati e sotto tensione poiché confina a sud-ovest con Kaliningrad, una exclave russa dove ha sede la flotta del Mar Baltico, ad est e sud-est con la Bielorussia, alleata di Putin, dove sono dispiegate decine di migliaia di truppe russe.

I leader baltici continuano comunque a sostenere con forza il governo ucraino, hanno mostrato infatti la loro solidarietà inviando armi e aiuti umanitari.

L’Estonia, che il 24 febbraio ha celebrato il giorno dell’indipendenza, ritiene che ogni nazione dovrebbe avere il diritto di decidere il proprio futuro, assumendo una posizione rilevante nel conflitto.

Mentre il mondo aspetta di vedere come si concluderà la minaccia russa in Ucraina, i tre Stati baltici sono concentrati su ciò che Mosca sta facendo nella vicina Bielorussia e su cosa significa per la loro sicurezza.

Un imminente attacco ai Paesi baltici sembrerebbe improbabile, i tre Paesi però temono per la capacità della Russia di isolarli dal resto d’Europa attraverso il gap di Suwalki, lo stretto confine polacco-lituano di 104 km, considerato uno dei punti più vulnerabili della Nato. Ad ovest si trova la pesantemente armata Kaliningrad, ad est c’è la Bielorussia.

Questo corridoio viene spesso descritto come il tallone d’Achille dell’Alleanza atlantica nell’Europa nord-orientale, la Russia infatti potrebbe prendere il controllo dei Paesi Baltici più rapidamente di quanto la Nato potrebbe difenderli.

L’esercito di Mosca ha un numero di forze in Bielorussia dieci volte superiore rispetto alla Nato sul fianco orientale nei Paesi baltici e in Polonia.

La dimostrazione di forza e prontezza militare della Russia è stata l’affermazione di un cambiamento drammatico che non accadeva da decenni. Se la situazione persiste, occorre un drastico cambio di posizione delle forze Nato.

La Bielorussia era vista dall’Occidente come uno stato satellite, anche prima del referendum del 27 febbraio, ora invece potrebbe porre fine alla sua neutralità formale e accettare di ospitare armi nucleari russe.

Un alto funzionario della sicurezza baltica ha affermato che durante le esercitazioni militari Zapad (Occidente) 2021 da parte di Russia e Bielorussia, le truppe si sono esercitate a colmare il divario di Suwalki e ad una finta invasione della Lituania. Un primo allarme che ha mostrato la capacità superiore della Russia nella regione.

Se i russi prenderanno il controllo del corridoio di Suwalki, sarà molto difficile dare supporto militare ai Paesi baltici. Sarebbe possibile via mare o aria, ma tutti i rinforzi attualmente sono via terra. È una questione complessa che pregiudicherebbe molto seriamente le capacità degli alleati in una situazione di crisi.

Gli alleati della Nato si sono affrettati a rassicurare i Paesi baltici. Regno Unito, Germania, Norvegia, Danimarca hanno tutti inviato truppe extra nella regione. Gli Stati Uniti hanno un battaglione in Lituania e inviato rinforzi alla loro base in Polonia. Anche l’Italia invierà 3.400 militari che potrebbero essere schierati tra la Polonia e la Lituania. Ma i baltici vorrebbero di più.

Se le truppe russe rimarranno definitivamente in Bielorussia si ridurranno i tempi di preparazione per un attacco contro i Paesi baltici.

Nel frattempo, Estonia, Lettonia e Lituania stanno aumentando la loro spesa per la difesa al 2,5% del prodotto interno lordo rispetto all’obiettivo Nato del 2%.

La Nato sta gradualmente aumentando il numero delle truppe nell’Europa orientale, ma è ancora lontana dall’eguagliare la forza della Russia nelle sue regioni occidentali.

Una difesa credibile però non si valuta solo dal numero di truppe in Estonia, Lettonia o Lituania, ma dalla qualità dell’equipaggiamento e dall’addestramento.

Per ora, i funzionari baltici stanno osservando la Bielorussia con ansia e preoccupazione quanto l’Ucraina.

A sud della Russia, sulle rive del Mar Nero, le manifestazioni viste in Georgia per mostrare solidarietà all’Ucraina hanno assunto un tono decisamente antigovernativo per la mancanza di risposta delle autorità all’invasione russa. La mossa di Putin ha segnato un inquietante déjà vu per i georgiani che ancora vacillano per la schiacciante sconfitta del loro paese per mano della Russia nel 2008.

Con le loro grandi minoranze etniche sparse attraverso i confini, prima e durante l’era sovietica, i paesi lungo il confine occidentale della Russia hanno offerto terreno fertile per l’emergere e l’aggravarsi dei conflitti. Secondo la narrativa di Mosca, tali conflitti sono radicati nella sua legittima pretesa di una sfera di influenza e nel suo dovere di proteggere i russi etnici dall’aggressione straniera. Si tratta del “quasi estero”.

La Russia è sempre preoccupata per la penetrazione straniera, non solo per quanto riguarda il coinvolgimento militare e per l’impegno politico, ma anche in termini culturali. Le cosiddette “rivoluzioni colorate” che hanno portato al potere i governi filoccidentali in Georgia (2003) e Ucraina (2004) sono state percepite dal Cremlino come “strumenti dell’Occidente per allontanare quei paesi dalla Russia”.

Sul campo di battaglia, la notizia di un possibile negoziato in territorio bielorusso al confine con l’Ucraina sembra essere confermata dal governo di Kiev.

Nel frattempo, Mosca ha chiesto l’aiuto del fedelissimo Presidente della Repubblica Cecena Ramzan Kadyrov, il quale ha radunato ed inviato in Ucraina circa 12.000 soldati esperti di guerriglia urbana, forgiati da anni di guerre in patria ed uniti dal sunnismo.

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