sabato, Aprile 20, 2024
Politica

MEDIAZIONE IN RUSSIA

ALLO STATO ATTUALE NON ESISTE UN PAESE MEDIATORE: IL VATICANO POTREBBE ESSERE LA PROPOSTA

di Domenico Praticò

Attualmente stiamo vivendo una fase di profondo sconvolgimento dell’ordine globale. Partendo dalle vicende del conflitto che più di tutti sta condizionando il nostro stile di vita (Ucraina e Russia) e non volendo ripercorrere le vicende che hanno portato alla sua escalation, sarebbe opportuno analizzare e ipotizzare tecniche psicologiche e negoziali degli attori coinvolti.

Questa guerra è improntata sugli interessi di tre parti, con obiettivi dissimili, a tratti personali. Pertanto l’analisi si propone di valutare la personalità del presidente che “conduce” la trattativa: Vladimir Putin.

Il ricercatore Aubrey Immelman nel 2018 ha studiato, attraverso un modello psicologico, la personalità del presidente russo con l’attribuzione di parametri di Millon, fondatore del Journal of Personality Disorders. Egli definisce “la personalità come l’insieme di tratti intriseci e pervasivi che emergono da una complicata matrice di disposizioni biologiche e di apprendimenti esperienziali che, in definitiva, comprendono il valore distintivo dell’individuo di percepire, sentire, pensare e confrontarsi”.

Le fonti provengono da data open source dalla biografia del presidente russo ed attraverso il Millon Inventory od Diagnostic Criteria, costituito da 170 item, 12 scale e 24 tipi di personalità, Immelman ha elaborato i seguenti risultati della personalità di Putin:

  1. 26,7% dominante;
  2. 23,3% ambizioso;
  3. 20% coscienzioso;
  4. 11,7% ritirato;
  5. 8,3% intrepido;
  6. 10% n.c. nelle precedenti (poco valore).

La personalità dominante, ovviamente è volta all’esercizio del potere. Personaggio sicuro, facile leader per le sue doti comunicative cui piace essere apprezzato per le proprie qualità. L’obiettivo, infatti, è quello di essere ricordato come colui che ha ricucito le ferite dell’Unione Sovietica. Coscienzioso, organizzato e prudente con profondo rispetto della tradizione. Nonostante il suo essere freddo e distaccato è portato a creare legami empatici con persone cui stabilisce sani rapporti di amicizia e gratitudine. Ricordiamo infatti che, al suo fianco, attualmente ci sono gli amici di una vita, cui riconosce profondo rispetto e stima per essergli stati leali. Allo stesso modo, riconosce chi l’ha tradito e riesce ad allontanarlo definitivamente dalla sua sfera personale.

Pur essendo empatico, l’opportunismo lo porta a prendere decisioni senza la preoccupazione effetti con la disponibilità riguardo l’assunzione della responsabilità riguardo le proprie azioni.

Ma chi potrebbe mediare?

Unico possibile mediatore potrebbe essere lo Stato Vaticano, sovrano e non belligerante, ma critico nei confronti della Federazione Russa. Papa Francesco, nonostante i problemi di “governo” allargatesi dalla morte del papa emerito Benedetto XVI, potrebbe essere uno dei pochi interpreti fattibili del processo di pace in quanto:

  • Non ha condiviso le posizioni del presidente Putin;
  • Non ha fornito armi all’Ucraina;

Il mediatore infatti, dev’essere allenato all’incontro a culture nuove e comunicare con personalità completamente differenti. Quindi requisiti essenziali della terza parte:

  1. Consapevolezza della cultura altrui;
  2. Consapevolezza della propria cultura;
  3. Consapevolezza del limite della cultura altrui;
  4. Conoscenza approfondita delle attività di Governo, usi e costumi degli attori;
  5. Storia delle loro relazioni internazionali.

Concludendo, l’eventuale intervento di un Paese mediatore con a capo una personalità autorevole, ma non autoritaria, di temperamento differente dalla personalità del presidente Putin, potrebbe aprire in qualche modo i negoziati. Lo Stato Vaticano, candidato ideale in assenza di interessi ed in buoni rapporti su fronte atlantico/europeista, con atteggiamento umilmente responsabile di Papa Francesco nei confronti della Federazione Russa e del pilastro ortodosso sorretto dal patriarca Kirill, potrebbe essere un elemento di mediazione da non sottovalutare. Ricordando la personalità del presidente Putin, propenso alla lealtà e fiducia richiesta da parte degli interlocutori, potrebbe essere “attratto” dalle modalità di gestione comunicative del Vaticano, volto a regalare potere apparente per il raggiungimento di determinati risultati.

Seppur Papa Francesco si sia proposto a tal riguardo, la comunità internazionale dovrebbe promuovere, tramite la diplomazia e la sua classe dirigente, l’avvicinamento del piccolo Stato con gli attori coinvolti, affinché si giunga ad un incontro valido per il processo di pace.

Fonte dati:

Millon (1996), p.4

Aubrey Immelman – 2018

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