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Società

Mediterraneo tra nuovo ordine multipolare e geoeconomia delle transizioni: il ruolo dell’Italia e del Sud cerniera e snodo del Mare fra le Terre

Intervento del Dott. Roberto Bevacqua, al convegno “MEDITERRANEI PARALLELI, Il futuro strategico dell’Italia e del Mezzogiorno nel Mare tra le Terre” Reggio Calabria – Grand Hotel Excelsior – 13 ottobre 2023

 

L’istituto Krysopea, ha un focus specifico e costante sul Mezzogiorno d’Italia e la sponda levantina e sud del bacino del Mediterraneo, sul suo sviluppo come hub energetico sostenibile, infrastrutturale, intermodale e terminalistico nel MARE FRA LE TERRE.

L’integrazione del Mezzogiorno col resto del Paese e con l’area MENA in un’ottica Euromediterranea, passa necessariamente attraverso l’interconnessione strategica delle sue reti puntuali e lineari infrastrutturali con  i nodi dei trasporti, della portualità e della logistica euro-mediterranea e internazionale, al fine di valorizzare i settori economici, la ricollocazione del tessuto produttivo delocalizzato negli anni,  la sicurezza e l’allocazione ottimale degli investimenti pubblici e privati in un territorio geograficamente proiettato nel quadrante mediterraneo ma integrato al cuore dell’Europa.

Grandi temi delle scelte geopolitiche e geoeconomiche nel quadro di un riassetto delle strategie nazionali del Paese quale attore di primo piano nello scacchiere internazionale,

Globalizzazione, ricomposizioni multipolari, transizione, cigni neri

Veniamo da un ventennio dinamico che ha mutato il modo di produrre di relazionarci, pensiamo alla globalizzazione e alle catene del valore,  al digitale, ai mutamenti dei paradigmi tecnologici

Il mondo sta attraversando grandi riposizionamenti, è in atto una ricomposizione multipolare che vede l’ascesa in campo geoeconomico di più paesi rispetto al vecchio mondo unipolare, un ordine mondiale che muta e che condiziona le grandi rotte commerciali, sposta l’asse della centralità economica verso est, muta le gerarchie produttive e la proprietà delle materie prime, ampliando le dinamiche competitive e attrattive su driver tecnologici fondamentali: digitale, IA, elettrico ed energia green, terre rare e materie prime critiche, semiconduttori, genetica, ICT, IOT, cibernetica, aerospaziale etc ma anche sui grandi sistemi integrati di trasporti intermodali, logistica e portualità in grado di determinare le leadership economiche planetarie.

Dal punto di vista geoeconomico, siamo passati in questo scorcio di secolo dalla crisi dei subprime americani e successiva crisi finanziaria Lehman Brothers con il contestuale contagio recessivo sistemico dell’economia internazionale, alla guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina che ha ampliato il fenomeno sistemico dovuto alla mondializzazione, con effetti negativi riverberati a causa delle interconnessioni della globalizzazione che ha scardinato le supply chain del commercio e della finanza mondiale fino ad arrivare ai tre cigni neri degli ultimi anni: covid, la guerra in Ucraìna e le transizioni e-d-t che influenzano il sistema delle alleanze geopolitiche, ricomponendo le interdipendenze e le leadership geoeconomiche mondiali.

La Cina negli ultimi anni ha avuto una crescita iperbolica che l’ha portata a essere il II° sistema economico mondiale, fabbrica del mondo e leader nei traffici marittimi e in molti settori strategici della new economy basata su tecnologie avanzate (processamento e produzione di terre rare, batterie elettriche, pannelli solari, shipping, costruzione di navi, semiconduttori, 5g e ict, sistemi iot, etc.), oggi mostra alcune difficoltà interne e si scopre un po’ più fragile rispetto alle previsione dei piani di un capitalismo di stato che deve fare i conti con bolle speculative (Evergrande, Country Garden), rallentamento della crescita e delle esportazioni, enorme debito pubblico, problema di sostenimento del welfare e invecchiamento della popolazione, decupling e fenomeni di de-risc associati agli storici partner commerciali, processi di reshoring e friendshoring che ne ridimensionano in parte la proiezione di crescita futura, con una competizione serrata su semiconduttori, chips e materie rare e nei settori collegati con Giappone, Tigri Asiatiche, Taiwan e Usa. Oggi è in atto una guerra geoeconomica che porterà a una lunga competizione globale, soprattutto con gli USA, che proietta il mercato internazionale verso spinte neomercantilistiche.

Nuovi competitors si affacciano sulla scena mondiale come l’India, mentre storici antagonisti come Taiwan, Corea, Singapore, Giappone e Stati Uniti hanno iniziato da tempo a fronteggiare il colosso asiatico sui settori strategici che determineranno le leadership tecnologiche del futuro in settori critici come quello dei chip e  semiconduttori, metalli e materie critiche,  delle tecnologie avanzate, dell’elettrico, delle terre rare, dei settori energetici green, nel settore automotive, nell’aerospaziale, nella genetica, nella manifattura non solo low cost etc.

L’Europa, dopo la Brexit e sotto le ricomposizioni delle supply chainl’aumento dei prezzi delle materie prime e la contrazione dei mercati e dei traffici dovute al covid e alla guerra russo ucraina e la spinta a nuovi modelli di produzione green,  sembra rincorrere economie più flessibili e dinamiche, costretta a politiche di diversificazione della domanda di energia, di difesa neomercantilistica, Chips Act e Buy European, rispetto non solo alla Cina ma anche costretta a reagire all’Inflaction Reduction Act americano.

Divisa tra interessi di parte, corsa alla leadership interna, difficolta nell’attuare visioni unitarie e dettare una linea coerente al suo sviluppo sotto politiche finanziarie espansive da una parte e necessità restrittive (inflazione da transizione e da crisi energetica dovuta alla guerra) dall’altra, dovute al Nex Generation EU e al suo New Green Deal.

L’Europa continua a essere in ritardo nei settori chiave: lenta, burocratica, divisa, e dispersiva e spesso autolesionista su molti settori: digitalizzazione, elettrico, materie prime rare, telematica e telefonia, sicurezza ed energia, con una transizione energetica radicale che, senza neutralità tecnologica e una progressione sostenibile e graduale della transizione, scarica i costi su imprese e cittadini, azzerando i gap di vantaggio su Cina e resto del mondo (settore automobilistico e filiere dell’indotto), rischiando di acuire crisi industriali, occupazionali e grado di concorrenzialità con gli altri paesi a tecnologica avanzata.

In Africa, vede ridursi il suo spazio relazionale e operativo all’interno del continente africano, scalzata da Cina, Russia e Turchia, incapace di guidare un vero processo di integrazione e interdipendenze utili all’ allargamento dello spazio economico comune.  

Il continente africano cresce economicamente a ritmi 3 volte maggiori dell’Europa, sostenuto, anche se spesso in maniera discutibile, dalla Cina, a cui non interessano, almeno formalmente, le questioni di politica interna, ma propaganda i suoi interventi con un approccio win win che scardina i vecchi condizionamenti politici ed economici di molti stati europei.

L’AFRICA ha risorse determinanti nel gas, nel petrolio, nelle materie prime e in quelle rare.

Può diventare il maggior produttore di energia verde e la più grande area di libero scambio al mondo.

L’Europa ha la necessita oltre che un obbligo morale di perseguire politiche di integrazione organica con il continente africano e in parte ciò sta avvenendo nelle infrastrutture, pensiamo ai porti, alle autostrade, ai corridoi TEN-T da integrare con l’R-TAP dell’Unione per il Mediterraneo, con i finanziamenti della banca europea di investimenti (BEI) e la banca per lo sviluppo dell’Africa (ADB) per sviluppare piccoli sistemi industriali, garantire processi di digitalizzazione, implementazione di piccole e medie imprese, accesso a sistemi idrici, tecnologie di produzione e consumo di energia verde autoprodotta, sanità.

Il mediterraneo è sempre stato uno specchio di mare e di terra centrale nel panorama geopolitico, geostrategico e geoeconomico planetario ed è tornato a esserlo a partire dall’apertura del canale di Suez del 1869 e dal suo raddoppio nel 2015 e per via dei processi di globalizzazione di questi ultimi anni.

Il mediterraneo quindi come ponte tra 3 continenti Africa- Asia e Europa in cui le rotte dei traffici in questo spicchio di mare (1%) rappresentano il 20% circa dei traffici di merci e di flussi energetici mondiali (30%).

Grandi processi di immigrazione incontrollata, problemi etnici, politici, economici, idrici, religiosi, linguistici che vanno governati, stabilizzando l’area per tutelare gli asset strategici e i traffici (sloc e zee, asset energetici onshore e offshore, cavi ICT sottomarini). In questo contesto aumenta necessariamente la responsabilità operativa del nostro Paese, cerniera e ponte del Mediterraneo,

Rappresentiamo il quarto partner commerciale globale dell’area MENA e siamo presenti in tutti i settori: piccole e medie imprese, energia, edilizia, sanità, infrastrutture, CDP, sistema bancario, sistemi elettrici, tecnologie di comunicazione, estrazione etc.

In campo energetico la ristrutturazione energetica imposta dalla guerra russo ucraina ha rafforzato i legami e i traffici in essere con molte aree della sponda sud e sud est del Mediterraneo, Emirati, Qatar, Cipro, Israele, Libia, Algeria Tunisia, ma anche dell’Africa centro occidentale: Congo, Angola, Tanzania e Mozambico.

Il nostro Paese ha tecnologie e capacità industriali da offrire, mentre questi paesi hanno bisogno di sviluppare sistemi industriali e economia, il nostro bisogno di diversificare prodotti e rotte,  risulta complementare e sinergico con il loro bisogno di tecnologie e now how.

Il sud in questo quadro rappresenta già un interconnessione strategica relazionale, culturale, agronomica, infrastrutturale, energetica e  marittima (stoccaggi pipeline energetiche, hub potenziale di idrogeno verde, interconnessioni elettriche, portualità e logistica, cavi ITC, traffico ro-ro, interporti, università, sicurezza del mare, delle ZEE e delle Sloc) per il Paese e il Mediterraneo in senso allargato, ma restano tanti problemi che rischiano di minare  le capacità del Mezzogiorno  di porsi come

  • Asse strutturale di congiunzione e di interconnessione multipolare infrastrutturale materiale e immateriale del Mediterraneo
  • Asse strategico per lo sviluppo e la sicurezza del Paese
  • Attrattore di investimenti (IDE) e polo localizzativo dei processi di reshoring e di sviluppo macro areale.

I ritardi strutturali in molti settori: sanità, servizi avanzati, scuola, formazione, inter portualità, digitalizzazione, integrazione portuale, investimenti logistici, retro portualità e inter portualità, accessi, silos, accosti, elettrificazione e collegamenti di ultimo miglio, sburocratizzazione, infrastrutture viarie (alta velocita e alta capacita, ponte sullo stretto) rischiano di spostare gli approdi portuali,  industriali e commerciali verso est nel cuore molle dell’Europa, ossia l’aria slava, balcanica, turca e di conseguenza verso l’Asia Centrale, porta di congiunzione tra l’Asia e il Nord Europa, sia per la penetrazione cinese della via della seta terrestre, tramite corridoi ferroviari intercontinentali, che in quella marittima attraverso i nodi portuali di cui detiene molte partecipazioni e proprietà,  ma anche attraverso la rimodulazione dei Corridoi di trasporto TEN-T verso est con  lo sviluppo conseguente dei porti turchi e orientali rispetto a quelli mediterranei della sponda sud, in particolare quelli italiani, minacciati oltremodo anche dall’istituzione di metodologie fiscali incoerenti e depotenzianti (ETS) formalizzati dall’UE.

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