giovedì, Luglio 18, 2024
Intelligence

One Intelligence: l’integrazione tra Cyber e Medical Intelligence

Paolo Zucca, Medico Veterinario Dr. Scienze Psicologiche, Ph.D.

paolo.zucca@biocrime.org LinkedIn 

[articolo tratto dalla pubblicazione Zucca P. (2022) Four cognitive-ecological biases that reduce integration between medical and cyber intelligence and represent a threat to cybersecurity, Forensic Science International: Animals and Environment, Volume 2, https://doi.org/10.1016/j.fsiae.2022.100046]

“L’umanità oggi è come un sognatore sveglio, intrappolato tra le fantasie del sonno e il caos del mondo reale. La mente cerca ma non riesce a trovare il luogo e l’ora precisi. Abbiamo creato una civiltà di Star Wars, con emozioni dell’età della pietra, istituzioni medievali e tecnologia divina. Ci sbattiamo qua e là. Siamo terribilmente confusi dal semplice fatto della nostra esistenza e rappresentiamo un pericolo per noi stessi e per il resto degli esseri viventi“.

Edward O. Wilson.

In questa corsa sempre più frenetica verso un mondo digitale guidato dall’Intelligenza Artificiale, spesso dimentichiamo che “tutte le operazioni anche nel Cyberspazio iniziano con un essere umano”. Costruire un programma di difesa informatica per una nazione è di fondamentale importanza. Tuttavia, se non riusciamo a proteggere contemporaneamente anche la salute delle persone, comprese quelle che lavorano per il programma di difesa informatica, questa complessa architettura digitale sarà totalmente vulnerabile nei confronti dei rischi biologici e psicologici e diventerà inutile. Un attacco biologico verso una nazione, spesso è poco costoso e nella sua fase iniziale di attuazione è anche difficile da individuare, soprattutto quando sono utilizzati agenti patogeni animali o agroalimentari. Ricordiamo anche che spesso gli attacchi biologici avvengono senza alcuna rivendicazione. Indipendentemente dalla strategia di attacco utilizzata, il risultato sarà lo stesso: un forte impatto negativo sul programma di difesa informatica. Solamente l’integrazione delle competenze tra Medical e Cyber Intelligence sarà in grado di proteggere una nazione non solo dai rischi digitali ma anche da quelli biologici, psicologici e naturali. Il programma di Medical defense dovrebbe proteggere il programma Cyber defense e viceversa.

Medical Intelligence e Biofilia

Cosa intendiamo per attività di Intelligence in termini generali e di Medical Intelligence in particolare? Una delle definizioni più semplici ma onnicomprensive di Intelligence è racchiuso nel concetto di acquisizione e utilizzo della conoscenza. In maniera più specifica, la Medical Intelligence è definita come “quella categoria di Intelligence risultante dalla raccolta, valutazione, analisi e interpretazione di informazioni di carattere medico, biologico e ambientale che siano di interesse per la pianificazione strategica e per la pianificazione medico militare e le operazioni per la conservazione della forza combattiva delle forze amiche e la formazione di valutazioni delle capacità mediche sia nel settore militare che in quello civile”. Qual è l’origine evolutiva della Medical Intelligence? Sicuramente è molto più antica di quella della Cyber Intelligence poiché è parte integrante della storia umana. Fin dagli albori dell’evoluzione umana, gli individui in grado di cogliere i segnali deboli provenienti dal mondo naturale avevano maggiori probabilità di trovare cibo, sfuggire agli elementi ed evitare di essere uccisi dai predatori. Secondo la teoria della Biofilia, inizialmente proposta da Wilson, la specie umana possiede “un’innata attrazione su base biologica per la natura e per tutte le sue forme di vita”. Questo interesse è il prodotto della coevoluzione tra uomo, animali e ambiente; è un processo in cui gli animali e la natura sono stati gli attori e lo scenario entro il quale si è evoluta la specie umana. La selezione naturale ha plasmato le nostre menti in un ambiente simile alla savana africana. In questo ambiente, noto anche come Ambiente di Adattamento Evolutivo, i nostri antenati hanno vissuto per milioni di anni in gruppi sociali di cacciatori-raccoglitori. Solo circa 10.000 anni fa siamo diventati agricoltori-allevatori sedentari e non più nomadi e lo stile di vita della nostra specie da questo momento in poi è radicalmente cambiato. Questo cambiamento avvenuto in tempi così recenti ha influenzato profondamente non solo la nostra fisiologia digestiva ma anche il nostro repertorio comportamentale, che mantiene al suo interno comportamenti definiti non adattivi ovvero deleteri per la nostra sopravvivenza e per la nostra salute, soprattutto quando si manifestano in un ambiente tecnologico artificiale. Questi comportamenti non adattivi inoltre generano errori sistematici noti anche come bias.

Bias cognitivi

I bias cognitivi sono errori mentali coerenti e prevedibili causati dalle nostre strategie semplificate di elaborazione delle informazioni, note anche come “euristiche”, ovvero scorciatoie cognitive utilizzate per aiutare il nostro processo decisionale. Sono simili alle illusioni ottiche, in quanto l’errore rimane convincente per chi lo compie anche quando si è pienamente consapevoli della sua natura. Questi errori sistematici nel nostro processo di pensiero hanno un forte impatto sulle nostre credenze, decisioni o giudizi e risulta sempre più evidente come siano una delle maggiori fonti di errore in ambito decisionale. Alcuni bias cognitivi hanno un impatto negativo e specifico sull’organizzazione delle strutture di Intelligence e in particolare sui meccanismi di integrazione delle competenze tra Medical e Cyber Intelligence, causando un errore sistematico nella valutazione dei rischi biologici e naturali. Come mai il rischio digitale è correttamente percepito mentre quello biologico è sempre sottostimato? Negli ultimi 50 anni, lo sviluppo dell’informatica e la contestuale ridotta esposizione delle nuove generazioni agli stimoli naturali hanno erroneamente portato la specie umana a concentrare la massima attenzione sulle minacce di origine tecnologica o digitale, trascurando quasi completamente i rischi naturali e biologici. La diffusione di questi errori sistematici è praticamente onnipresente e la maggior parte, se non tutti, gli analisti dell’intelligence civile o militare sono soggetti a bias poiché si tratta di un fenomeno generalizzato non correlato all’intelligenza o ad altre capacità cognitive specifiche dell’individuo. Sono stati descritti più di 50 tipi diversi di bias ma uno in particolare rappresenta il principale ostacolo all’integrazione delle competenze tra Cyber e Medical Intelligence: si tratta del bias di “solitudine di specie” in grado di generare una costante e ridotta percezione dei rischi biologici (Fig. 1).  

Fig. 1: Solitudine ed integrazione di specie: tutti gli esseri viventi hanno avuto lo stesso tempo per evolversi. L’evoluzione del cervello è stata lineare e non progressiva e gli esseri umani non sono “più evoluti” degli altri esseri viventi, è solo una questione di complessità. La specie umana è integrata nell’ecosistema, non disconnessa da esso.

Attualmente, la comunità di Intelligence focalizza i propri interessi e le proprie risorse nel campo della Cyber Intelligence mentre solitamente la Medical Intelligence è relegata ad un ambito di secondaria importanza. L’enorme divario tra rischi biologici percepiti e reali non si è ridotto nemmeno in seguito alla pandemia della malattia da COVID-19 che ha mostrato al mondo intero cosa comporti la diffusione di un nuovo agente patogeno respiratorio, peraltro non particolarmente “cattivo”, nella popolazione umana. Il bias di solitudine di specie fa dimenticare come la salute (corpo e mente) del personale delle unità di Cyber Intelligence sia fondamentale per il successo delle operazioni poiché quando gli analisti si ammalano, cessa di esistere anche il programma di Cyber security di un Paese.

Strategie di debias

Come superare questi bias e migliorare la capacità di analisi? Non bisogna concentrarsi esclusivamente sulla sicurezza informatica ma è necessario includere nei modelli organizzativi anche la sicurezza verso i rischi biologici, psicologici e naturali.

 

  

Struttura del modello di integrazione tra Cyber e Medical Intelligence

La chiave è l’integrazione tra le discipline della Medical e della Cyber Intelligence attraverso competenze professionali specialistiche e generaliste, con un corretto equilibrio in termini di età e genere, non dimenticando che la nostra specie è profondamente integrata e connessa con il mondo naturale. Gli specialisti hanno una vasta conoscenza di questioni specifiche nei loro campi, ma spesso non hanno una visione globale. Al contrario, i generalisti conoscono alcune informazioni su molti argomenti e quindi offrono una visione globale. Teoricamente, in condizioni ambientali stabili, gli specialisti non avrebbero bisogno dei generalisti. I due elementi non sono in grado di prosperare indipendentemente per periodi prolungati perché ciascuno ha bisogno del contributo dell’altro dovendo far fronte alle enormi pressioni ambientali a cui è esposto l’essere umano. Infatti, quando la pressione ambientale cambia, è necessario il supporto dei generalisti per mantenere una capacità di analisi del rischio accettabile (Fig. 2). Purtroppo, allo stato attuale delle cose, la maggior parte dell’attività analitica di Intelligence è svolta da specialisti in Cyber Intelligence, mentre il coinvolgimento di altre componenti fondamentali del modello rappresentate dagli specialisti/generalisti della Medical Intelligence e dai generalisti della Cyber Intelligence è solitamente scarso o assente.

Fig. 2: Struttura del modello di integrazione delle competenze di Intelligence è un Superorganismo costituito da unità di Cyber e Medical Intelligence, dove la divisione del lavoro è altamente specializzata in un quadro di integrazione di conoscenze tecniche (specialisti) e filosofiche (generaliste). Gli specialisti sono più adatti a sopravvivere in un ambiente stabile, mentre i generalisti hanno la capacità di affrontare condizioni ambientali in rapido cambiamento.

Funzionalità del modello di integrazione tra Cyber e Medical Intelligence

Il modello a mosaico fluido dell’organizzazione delle membrane cellulari delle membrane biologiche, può essere applicato per analizzare a livello funzionale il modello di integrazione delle competenze tra unità mediche e di cyber intelligence. Il programma di sicurezza nazionale (o perimetro) può essere considerato come l’insieme di strati fluidi bidimensionali in cui le minacce si diffondono più o meno facilmente. Lo strato esterno è costituito dalla Medical Intelligence mentre quello interno è costituito dalle unità di Cyber Intelligence. La permeabilità dei due strati di membrana è selettiva ma ciascuno dei due strati è in grado di bloccare il passaggio attraverso la membrana solo per i rischi specifici. Se il livello di Medical Intelligence non è completo come nello scenario attuale della maggior parte della comunità di Intelligence, le minacce biologiche possono attaccare e distruggere le unità di Cyber Intelligence, compromettendo la funzionalità della membrana e rendendo inefficace il perimetro di sicurezza nazionale. Si potrebbe anche ipotizzare uno scenario inverso, rappresentato da uno strato di Medical Intelligence pienamente funzionante associato a uno strato di Cyber Intelligence incompleto. In questo caso, una minaccia posta alla sicurezza informatica, che comprende anche obiettivi sensibili come ad esempio laboratori di biocontenimento di alto livello, strutture sanitarie, ospedali, aziende sanitarie, database genomici, ecc., distruggerebbe prima lo strato di Cyber Intelligence, influenzando successivamente negativamente quello esterno di Medical Intelligence. Il modello a mosaico fluido dell’integrazione di Medical e Cyber Intelligence risolve questi problemi e protegge le unità di Cyber security dalle biominacce e allo stesso tempo le unità di Medical Intelligence sono protette dalle minacce Cyber dalle unità di Cyber security (Fig. 3) perché, come già accennato in precedenza, il programma di difesa medica dovrebbe proteggere il programma di difesa informatica e viceversa.

 

Fig. 3: Funzionalità del modello di integrazione a mosaico fluido tra Medical e Cyber intelligence: la struttura organizzativa della membrana cellulare può essere applicata per creare un nuovo modello di integrazione delle competenze tra unità di Medical Intelligence (molecole rosse) e unità di Cyber Intelligence (molecole blu). Lo strato esterno è costituito dalla Medical Intelligence mentre quello interno è costituito da unità di Cyber Intelligence. La loro combinazione genera l’architettura del perimetro di sicurezza nazionale. La permeabilità dei due strati di membrana è selettiva ma ciascuno dei due strati è in grado di bloccare il passaggio attraverso la membrana solo per rischi specifici. Se il livello di Medical Intelligence non è completo, come il modello attuale utilizzato dalla maggior parte delle comunità di intelligence, le minacce biologiche possono attaccare e distruggere le unità di Cyber Intelligence (molecole blu), compromettendo la funzionalità della membrana, e rendendo il perimetro di sicurezza nazionale inefficace.

L’analista del futuro: il Simbionte

Homo sapiens da lungo tempo sta causando problemi ecologici al pianeta che lo ospita e un approccio evoluzionistico può aiutare a capire perché gli esseri umani sono così distruttivi per l’ambiente e rispondono in modo non adattivo ai rischi biologici, come è avvenuto per esempio durante le recenti pandemie. La mancata esposizione della nostra specie al mondo naturale durante la delicata fase dello sviluppo, aumenta la nostra propensione alla distruzione ecologica e riduce la nostra consapevolezza nei confronti rischi biologici. Inoltre, il bias cognitivo di “solitudine della specie”, aggrava ulteriormente la nostra cecità verso i crimini che la nostra specie commette verso l’ambiente e la natura, facendoci diventare di fatto i principali artefici della nostra possibile estinzione. Questa incapacità di cogliere la pericolosità dei rischi naturali si riflette anche nell’organizzazione dell’Intelligence Community, la cui struttura odierna si concentra solo sui rischi digitali. Tuttavia, come dice Telmo Pievani, “l’umanità corre un grande rischio nel pensare che il progresso culturale e tecnologico renda la nostra specie immune all’influenza evolutiva”. Nel momento in cui riusciremo ad abbattere le barriere mentali che separano la conoscenza medica da quella digitale e saremo in grado di superare i bias che ci rendono ciechi di fronte ai problemi ambientali e di sicurezza sanitaria, l’analista del futuro potrebbe diventare un “augmented human” ovvero un ibrido uomo-macchina. Questa figura, definita Symbionte o Cybionte, sarà in grado di utilizzare correttamente l’Intelligenza Artificiale e il mondo digitale che rappresentano fonti inesauribili di informazioni e di conoscenza. Si spera che questa conoscenza aumentata, sarà utilizzata anche per ridurre il nostro impatto ecologico sulla natura. Partendo dal presupposto di Konrad Lorenz che identifica gli umani odierni come “l’anello mancante tra la i primati e l’uomo civilizzato“, bisogna tenere presente che la strada verso una civilizzazione ecologica della nostra specie è ancora lunga e rischiosa, poiché il pericolo principale per la sopravvivenza del genere umano è rappresentato in prima istanza proprio dalla nostra mente.

Bibliografia

  • Zucca P. (2022) Four cognitive-ecological biases that reduce integration between medical and cyber intelligence and represent a threat to cybersecurity, Forensic Science International: Animals and Environment, Volume 2, https://doi.org/10.1016/j.fsiae.2022.100046
  • Pievani (2006) La teoria dell’evoluzione. Il Mulino EAN, Bologna (2006) 9788815270795 Google Scholar
  • Rosnay (2000) The Symbiotic Man: A New Understanding of the Organization of Life and a Vision of the Future. Mc Graw -Hill (2000) ISBN: 0071357440 Google Scholar
  • Longo (2003) Il Simbionte. Prove di umanità futura. EAN, Milano, Italy (2003) 9788869166457 Google Scholar

Autore

Il Dr. Paolo Zucca si è laureato in medicina veterinaria all’Università di Parma, ha ottenuto un dottorato di ricerca dall’Università di Bologna, due specializzazioni post-laurea ed è dottore in Scienze Psicologiche presso l’Università di Trieste. Ha competenze in ambito di sanità pubblica veterinaria, zoonosi, rischio biologico, ecologia dei patogeni, medical intelligence e linguistica computazionale. E’ certificato come Auditor del sistema sanitario, esperto in Medicina della Fauna Selvatica e Medicina delle Api (FNOVI), TAIEX expert (Technical Assistance and Information Exchange Instrument of the European Commission), Scientifc Expert di EFSA (European Food Safety Agency). E’ apicoltore per passione.

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